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Elisabeth Jankowski
Preghiera metropolitana
 poesie
Edizione "Via Herakleia" - Anterem

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la cacciata dal paradiso

con le mani sul viso
corsero giù la strada
la cacciata dal paradiso
era appena iniziata
la trasformazione del reale
in un remoto angolo della vita
doloroso sgomento

sulle dita gli anelli
a testimoniare il legame
quasi già abbandonato
già ricordo e passato
rinchiuso nelle parole
occupava uno spazio trascurabile
leggero come una piuma

le gambe pesanti ferme
come un tronco
fossero radici antiche
per abbeverarsi in quella terra
nelle sussurrate parole
poi quella definitiva
la partenza all´alba
con le valigie in mano
le lacrime asciugate
zia Maria ci protegga
e poi la strada

l´arrivo nel deserto cittadino
esteso da un capo all’altro
con qualche vetrina
la televisione e la macchina di vidimazione
gente in fila
davanti a uno schermo
con le mani giunte
la coca cola in mano
fino alla mattina

gli occhi abbassati
mancanza di saluto
strane usanze
vecchi confinati in cantina
lavati velocemente la mattina
nutriti di pastiglie
di pane vecchio una settimana
una chiamata al telefono
ogni tanto
un bottone telecomandato
per le urgenze
un bacio solo a natale

nelle strade due ragazzi
in corsa verso cosa
poi
l´incendio della mente
le gambe da amputare
la mamma piange inutilmente
ha perso l´autorità
quel giorno del silenzio
di fronte alla violenza del padre

il paradiso e´ passato o e´ presente
forse arriverà domani
stava in quella capanna esposta al vento
col tetto di lamiera
nel respiro lento adagiato sul seno della madre
o in una birra fresca sul banco dell’osteria

aprendo la valigia impolverata
sistemata in un angolo del ricovero di fortuna
trovò ancora intatto
tutto il proprio passato
il sangue scorreva come prima
il fuoco era acceso
la madre pronunciava le parole di sempre
portava un vestito consumato
spingeva la figlia all’uscita
non voleva che restasse
desiderava per lei un’altra vita

poi un messaggio cifrato
annunciato da un bip allegro
arrivato ieri sera all’ora di cena
nel quale si leggeva
“ti prometto il paradiso”
now
ora

Amen

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Café Canossa

i giornali parlano di piogge estese
le sedie rovesciate chinano il capo
gli ombrelloni bagnati
annunciano la fine di stagione

la cameriera sulla porta
scruta il cielo
apparecchia dentro
le vetrate aprono sulla piazza
chiusa da una piccolo chiesa

turisti con scarpe bagnate
e magliette troppo leggere
entrano per asciugarsi i capelli
e per bere

sulla piazza è teso un filo
da una torretta a un campanile
vi camminano persone buone
che rischiano continuamente
di cadere nel vuoto

due uomini vestiti con la sola cravatta
siedono con un bicchiere di vino
e parlano del bene e del male
e della filosofia del calcio

una ragazza nera
chiede una ciotola di riso
si siede per terra
allatta suo figlio
e attende la divina provvidenza

al tavolo centrale
un uomo obeso
legge un articolo
“come perdere peso”
mangia con due forchette
e con entrambe le mani

in un angolo siede una signora
che non ricorda dove sta di casa
scrive riga dopo riga
senza alzare lo sguardo
chiama il cameriere
con il nome del marito

“oggi cresce l’erba sui rami
il sapore delle ciliege riscalda la mano”
la signora magra benestante
davanti a un’insalata salutare
manda assegni pesanti
al villaggio africano

il marito altrettanto attivo
vende armi al paese vicino
quando lui sarà morto
di coma televisivo
lei potrà sposare uno straniero
in cerca di permesso regolare

zia Maria prega per entrambi
salita in cielo a 94 anni
non ha mai fatto la guerra
ne mangiato cose strane
ne girato il mondo
non era mai uscita di casa

alla fine anche lei ha dovuto partire
per andare in terre lontane
Amen

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***


Città d’acqua

nella città d’acqua
le barche sono scese sul fondo del mare
il letto del canale secco
il vaporetto fermo al molo
colombe volano angosciate
avanti e in cerchio
fiumi di immagini scorrono
su uno schermo gigante

attorno alla cattedrale
è stretta una cintura di sicurezza
la messa è in corso
nessuno entra
sull’altare sacrificano un essere vivente
il simbolo è diventato inutile
pende metallico dalla parete

scorrono fiumi di sangue
il sacerdote intinge la mano
fa il segno della croce
con il liquido sacrificale
uomini e donne
fedeli alle loro paure
si sono rinchiusi in casa

la piazza trasborda nei vicoli
scende le scale
la luce scivola verso un colore
rosso passionale
sulle panchine dei giardini
dorme un marocchino
avvolto nelle pagine
di un giornale locale

una vecchia con due sacchetti di plastica
si fa il segno della pace
un’altra volta, un’altra volta
poi sbaglia e
tocca il petto di un africano

davanti al palazzo reale
guardie del corpo giocano a carte
il re dorme
imbottito di tranquillanti
il principe azzurro
con scopa e straccio in mano
pulisce le scale
dalle quali salgono e scendono
gatti senza stivali

le televisioni nel bar sport
trasmettono solo partite di calcio
un professore universitario
fa il tifo per una squadra locale
strappa le pagine del suo ultimo libro
per farne piccoli aerei
da lanciare al tavolo centrale

nell’ingresso una carrozzina
senza l’ombra di un bambino
attende un ladro che la porti via
la donna col rossetto viola
fuma una sigaretta dopo l’altra
deve fare l’inseminazione artificiale
prima che sia troppo tardi

oggi non si cucina
i panini sotto vuoto sono commestibili
anche se non pare
un cuoco magro racconta
dei tempi lontani
quando si mangiava a tavola
seduti davanti a un piatto caldo
e… la mamma faceva i bambini

il selciato trema
l’ulivo dell’arredamento urbano
vacilla per un istante
dann ist alles wieder still
il metrò è passato
tutto torna come prima
dal vicolo buio avanzano due donne anziane
non portano borse
solo grandi occhiali
non parlano
una regge l’altra
muovono a fatica le gambe
si fermano al centro della piazza
e scrutano il cielo steso verso il mare

poi si baciano, si abbracciano
la vecchia cade a terra e muore
sotto gli occhi della badante
che resta disoccupata

nei piani alti due coniugi
preparano il letto sulla terrazza
la camera matrimoniale resta vuota
per paura di incubi sempre uguali

parole di carta volano leggere
senza sostanza
inquinano l’aria
nessuno se ne occupa
forse cercano senso
bambini e bambine impiccati
penzolano da un albero antico
che si rifiuta di fiorire

soldatini di piombo
escono dalle vetrine
entrano nei videogiochi
si fanno mandare nelle guerre vere

Amen


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