Morena Piccoli


breve lettura
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Tu

Confido
nel pensiero
nell’essere
tu guardi
e io vedo
specchio…specchio
le mie brame e le tue
nello spazio necessario
al respiro del due
tu, aperta sorpresa


Notte di nuove stelle
di arsi richiami
nella strada muta
m'imbatto
in squarci di vento

la resa è totale

la luna
lentamente
lascia
il ricovero
dei fitti alberi
per salire
impudica
al brillare degli occhi


Sulla soglia
Sul bordo
Sul bordo della soglia
Come prima del tuffo
Inconsapevole
Inarrestabile
Come prima di dirti
Quando non so ancora
E mi fido
Assolutamente
Mi fido


Sono felice
Sul mio balcone

Tra zagare bianche e
Limoni gialli e
Limoni verdi
In perfetto equilibrio
Coi fiori rossi
Del callistemo
Nelle folate di vento

Sono felice
Sul mio balcone


agli ultimi della terra

impariamo
impariamo a respirare
corpo a corpo con la terra
in salita
senza sosta
scopriamo di non essere soli
e il cuore si anima, stringe
per chi sta nel fango
che al guardare
spacca il cuore


Poemetto degli ulivi

I

Terra rossa al campo degli ulivi
È stata una notte di pioggia

“Non bagnare i piedi, che ti prendi un malanno”
La madre è dentro, mi parla

L’acqua cade dal cielo, è invito a rinascere
Parole si tuffano, osano il prodigio!

Gocce dai rami d’ulivo
Ormai sono fuori dal recinto


II

Di te solo
un filo d’oro, una benda colorata

Non c’eri tra gli ulivi
non hai inciso i nomi sul tronco
quando mi hanno aperto l’anima

Eppure nel campo
ogni giorno
preparo l’incontro



III

Mi sembri proprio ossessionata:
“Vai nel campo, senti cosa dice la terra”

È il contadino col suo Lamborghini
a coprire il frinire delle cicale
che solo ieri mi sembrava
così assordante

Trattore e cicale
sono la voce della terra
stanno insieme
e non si sopportano
- non c’è pace tra gli ulivi -


IV

È tornato! Il figlio è tornato!
dalla rena e dall’onda antica
va scoprendo terre e donne
non ancora nominate

Sei stato anche tu tra gli ulivi
e te ne sei dimenticato
tra me e te
diverse le cose da ricordare


V

Sono stata bambina nel campo
“regina in bocca di trifoglio”

Cos’è rimasto dell’innocenza
e del patto con l’anello?

Non ulivi, peschi rosa poi frutti maturi
a ricordare l'amore giurato e l'insopportabile tradimento

In un balzo fremo
a contenere il mondo, a mani sudate


VI
per Sergio

Ancora l’ulivo
Lui proprio lui, l’albero
Equidistante
Impone un movimento
Mi vuole
Seduta sulle radici
Mi avvicino cauta
Quasi lepre
Adesso credo alla promessa dei tamburi
Approssimata al mare


La bambina sensibile

le parole che amo
sono solari e necessarie

la bambina spalanca gli occhi:
il gatto ha fame
quando miagola al suo biscotto!



omaggio a Fernando Pessoa

E' l'alba
voci e passi accompagnano
il sogno del viaggio
che concreto salpa dal deserto

Nell'esistere di ogni
non piu' mare
oceano s'allarga
tra siepi di bosso
e anime distese

Cuore estraneo
non vuole risveglio
la barca affonda
e naufrago
"...i miei sogni sono esausti
con me dormi e in me"


Vorrei dirti parole lontane
raccontare cose minime, brillanti
sguardi puliti e possibile incontro

anche se occhi a specchio
obbligano a mutare
le parole del cuore al già detto

anche se il possibile incontro
non si stanca mai
ascolta e mi libera la mente


Quante farfalle
assordano il gesto
ovunque

Quante mani
soffocano la non corrispondenza
dell'esistere

Quanti frammenti
compongono lo svilupparsi
di un'armonia

Quanta strada
tra lo strappo
e il ricamo

Quanta fiducia
e' necessaria
per dire di se'

In piedi,
ferma sulla soglia
aspetto il verde che inonda


per Livia

Cosa c’è tra le dita e il sorriso?
lo stare e il desiderio
il dono e il tremore
lo spazio e il tempo che resta


Sulla striscia di calce
scorri arancione
a mano la bicicletta

Inconsapevole
mostri profondità
a voragine
fatti interni, sacri
fatti unici, sacri

mi assolve il mistero


a Silvia

Posso
scrivere una poesia
tutta cielo (e fiori bianchi)
oh tigre dagli occhi fondi!

anche se
di cielo si può morire
quando l’aurora commuove
e il vento disperde


Parma

Dalla finestra d’angolo
all’ultimo piano
sole - fontana piatta - prato verde
riflettente, la piazza
musicante

In scena l’antica civiltà farnese

Calore passante
dal palazzo ai nostri corpi
e la tenda verde salvia
drappeggia
i moti dell’anima


In piedi
ferma sulla soglia
aspetto il verde che inonda
scongiuro luce
al movimento
trasparente
al suono

L’onda a risacca
lambisce il coraggio e
cellula sola,
anomala e corruttibile,
sono edera viva
sul ceppo


a Giannina L.

Alle volte urgenze spingono
le parole del cuore
in luoghi indifesi

Neanche l'istinto governa
in mare aperto le labbra
gonfia la bocca e l’onda sommerge


L’uomo nato da uomo
ha mani grandi e piedi
troppo grandi

Violento (per dimenticarsi intero)
vittima errante di un amore inconsistente
biondo pallido, manca

Sa che la legge dei padri non regge
che non è più legge

Ricorda carezze

Nella luce del mattino
toglie la giacca
fa caldo, è quasi estate


Filicudi ovvero l’amore all’isola

Appagata
Isola della sensualità goduta
Profumi stordenti e cicale

E la vita é natura accecante
Che sovrasta
Che pensa al posto mio

Un grosso calabrone
Ronza forte sulla testa
Abbisogna solo di un fiore
La sua vita e la mia


Nel viale dei platani
si rincorrono
nell’intima nebbia
la madre col figlio.
Sanno dell’altro ciò che basta
parlano e a tratti si ascoltano
tutto reclama la totale attenzione
come quando in barca il cielo si fa scuro

La madre sarà madre per sempre
Nel loro amore nessuno scandalo:
nessun padre da ammazzare!


Il corpo, i corpi come elementi evocati e presenti della relazione umana e col mondo
Morena Piccoli vive nel tentativo di esserci nella vita con cura e attenzione verso ogni cosa la circondi